22/05/2013
PD
Il Pd vuole eliminare Pdl e Grillo
Mao diceva che i borghesi erano stupidi, sollevavano macigni enormi che poi si lasciavano cadere sui piedi. E' quanto stanno facendo i borghesi piccoli piccoli del Pd nei confronti di Berlusconi e di Grillo.
Silvio Berlusconi rompe il silenzio dietro cui si era trincerato nei giorni scorsi e in un'intervista ai tg delle reti Mediaset fa il punto dopo tre settimane dall'insediamento del governo. L'atteggiamento nei confronti del governo non cambia, tant'é vero che il Cavaliere si affretta a ribadire il "sostegno leale" ad Enrico Letta sottolineando come questo esecutivo rappresenti "un'occasione epocale" per mettere fine alla "guerra fredda tra destra e sinistra".
Una lunga serie di elogi a cui però l'ex premier fa seguire delle richieste ben precise: la prima riguarda il 'cavallo di battaglia' della campagna elettorale e cioé l'eliminazione dell'Imu. Il decreto varato dal Cdm la scorsa settimana, mette in chiaro Berlusconi, rappresenta solo "una prima mossa" a cui però deve seguire "entro giugno l'abrogazione totale". Un avvertimento nemmeno tanto velato a cui si aggiunge un'altra richiesta e cioé mettere in cantiere, sempre prima dell'estate, un altro decreto legge "per rilanciare lo sviluppo in cui si preveda il non aumento dell'Iva, la detassazione delle assunzioni per i giovani e la modifica dei poteri di Equitalia".
L'atteggiamento diventa più bellicoso, però, quando si tocca il tema che da giorni tiene banco e che lo vede direttamente coinvolto: la sua pretesa incandidabilità minacciata dal Movimento Cinque stelle. Un tema su cui il Pd stesso registra diversi malumori interni e che rischia di diventare un boomerang per la tenuta del governo nel caso diventasse argomento di discussione della Giunta per le elezioni del Senato. L'ipotesi che il Cavaliere sia considerato ineleggibile non viene presa in considerazione dal Pdl pronto a dichiarare, nel caso si arrivasse ad una decisione in tal senso, conclusa l'esperienza di Letta a Palazzo Chigi. Berlusconi evita di citare l'esecutivo e con toni sprezzante bolla come "genio" chi ha pensato di farlo fuori in questo modo ignorando "20 anni di milioni di voti raccolti e tanti Parlamenti che hanno approvato la mia eleggibilità".
Il Cavaliere va oltre scendendo addirittura in campo a difesa dei grillini che, come lui, provoca Berlusconi, sono a rischio 'estinzione' a causa del provvedimento a firma Zanda-Finocchiaro e definito 'anti movimento': "Benché si possa dire tutto il peggio" su Grillo "non bisogna dimenticare che è stato votato da milioni di italiani". La conclusione per l'ex capo del governo è una sola: "Il Pd vuole eliminare me e Grillo per correre da solo". Insomma il segnale di Berlusconi ad Enrico Letta è chiaro: se da un lato continua a professarsi principale sponsor di questo governo, dall'altro non manca di avvertire che l'apertura di credito non è eterna.
La manovra del Pd è destinata a fallire. I macigni sollevati dai borghesi piccoli piccoli del Pd li schiacceranno. Così sarà posta fine alla storia d'un partito mai nato, un ludus naturae, una macchina burocratica costruita per far giocare alla politica delle emerite nullità come i borghesi piccoli picccoli che vogliono eliminare Berlusconi e Grillo a colpi di provvedimenti di legge.
07:59 Scritto da hallet in politica italiana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pd, berlusconi, grillo | OKNOtizie |
Facebook |
21/05/2013
CRESCITA ECONOMICA
La crescita economica è un fenomeno complesso che coinvolge l'intera economia nazionale. L'economia nazionale è composta da diversi settori economici che sono in relazione fra di loro. Ciò significa che o l'economia si espande a livello generale o non si espande. Non solo. Ciò significa che il massimo tasso di sviluppo dell'economia è uguale al tasso di crescita del settore che ha il tasso di crescita più basso. Ciò è quello che si desume dalla analisi delle interdipendenze strutturali.
Essa è un'analisi statistica e matematica dei rapporti di interdipendenza tra le varie forme di attività economica (produzione, consumi, investimenti) che permette di descrivere in termini numerici la struttura di un sistema economico e di spiegare il meccanismo del suo sviluppo. Essa è stata ideata dall'economista russo-americano Wassily Leontief che per primo studiò la possibilità di semplificare e utilizzare a fini pratici gli schemi astratti della teoria walrasiana dell'equilibrio economico generale tra l'offerta e la domanda dei singoli beni scambiati sul mercato in condizioni di libera concorrenza.
2.
Lo strumento statistico dell'analisi è costituito da una grande tabella a doppia entrata denominata matrice delle interdipendenze economiche. Essa è composta (secondo lo schema sotto indicato) da tante righe e colonne quanti sono gli n settori in cui può ripartirsi statisticamente il sistema produttivo nazionale (agricoltura, industrie manifatturiere, costruzioni, trasporti, ecc.) e da 4 righe e colonne intitolate ai 4 settori finali (unità di consumo, pubbliche amministrazioni, risparmiatori, paesi esteri) che rappresentano la collettività dei soggetti economici nella loro duplice funzione: da un lato, di utilizzatori finali dei beni e servizî forniti dai settori produttivi (colonna Y dello schema); dall'altro, di fornitori dei fattori produttivi primarî: terra, lavoro, capitali e importazioni (riga V dello schema).
L'insieme dei valori registrati in ciascuna casella della matrice costituisce un sistema di identità matematiche, in quanto: l'ordinata sequenza dei settori fa sì che le sommatorie orizzontali X1, X2, ... Xn (dei valori xij, yi) indicanti le vendite totali di ciascun settore agli altri settori ("outputs" in lingua inglese) coincidono con le corrispondenti sommatorie verticali dei valori xji, Vi indicanti gli acquisti di ciascun settore presso gli altri settori ("inputs") (1 = 1, 2, 3, ..., n; j = 1, 2, 3, ..., n).
3. La distinzione tra gli n settori produttivi e i 4 settori finali è essenziale per lo svolgimento dell'analisi matematica dei rapporti di interdipendenza che collegano il livello di attività e le vendite totali di ciascun settore produttivo (X1, X2, X3, ... Xn) alla domanda finale {Y} di tutti i beni e servizî. Infatti: le variazioni nel livello e nella composizione merceologica di tale domanda, pur provocando dirette e immediate ripercussioni sul livello delle vendite e sull'attività dei settori produttori dei beni e servizî finali richiesti per il consumo, l'investimento o l'esportazione (industrie alimentari, tessili, delle costruzioni edilizie, dei cantieri navali, degli spettacoli, ecc.), si propagano, via via, anche in quei settori che operano nelle fasi iniziali e intermedie del processo produttivo (industrie estrattive, chimiche, delle fonti di energia, ecc.) le cui produzioni sono principalmente vendute per usi industriali. La diffusione nell'intero sistema produttivo degli impulsi o dei ristagni di attività originati dalle variazioni della domanda finale avviene attraverso la rete dei rapporti tecnici esistenti tra il livello di produzione di ciascun settore (Xj) e i rispettivi fabbisogni di materiali e servizî forniti dagli altri settori (xij).
4. Lo svolgimento dell'analisi input-output si fonda (in mancanza di informazioni più precise) sull'ipotesi che sussista una relazione di proporzionalità tra gli acquisti di ciascun settore produttivo e il rispettivo livello di attività (xij = aij Xj); per cui: i coefficienti tecnici aij (esprimenti i fabbisogni diretti dei varî gruppi di materiali e servizî per ogni unità della produzione globale di ciascun settore) si desumono facilmente dai valori registrati nelle n colonne della matrice (aij = xij : Xj). Sostituendo, quindi, tali coefficienti ai valori registrati nelle (n × n) caselle della matrice, il sistema di identità che essa esprime può riscriversi nella seguente versione:
la cui forma generale: X − a X = Y può anche scriversi: [i − a] X = Y. Posto in questa forma, il sistema [2] può, cioè, tradursi in un sistema di n equazioni lineari le cui sole incognite siano i valori delle produzioni totali di ciascun settore (X1, X2, X3, ..., Xn). La soluzione di tale sistema si ottiene calcolando l'inversa della matrice dei coefficienti tecnici [1 − a]-1 in cui ciascuno dei suoi elementi (Aij) diventa funzione del vettore {Y}. Per cui: [1 − a]-1 Y = X.
La versione finale del modello di analisi delle interdipendenze strutturali è infatti la seguente:
nella quale: i coefficienti Aji esprimono i fabbisogni totali (diretti e indiretti) dei prodotti di ciascun settore che sono necessarî per produrre una unità di domanda finale dei varî gruppi di beni e servizî (y1, y2, y3, ..., yn). Ad esempio, i fabbisogni di minerali metallici, laminati, gomma grezza, pneumatici, fibre tessili, tessuti, vernici, energia elettrica, ecc. che gli altri n − 1 settori devono produrre per porre in grado il settore dell'industria automobilistica di fabbricare una unità della sua produzione globale.
Nelle applicazioni pratiche del modello a fini di previsione è, cioè, necessario e sufficiente stimare le probabili variazioni della domanda finale {Y}, per determinare gli ordini di grandezza delle modificazioni che (in condizioni di relativa stabilità del sistema dei prezzi relativi) tali variazioni determineranno nel livello generale di attività e nella struttura del sistema produttivo nazionale.
Numerose applicazioni di questo metodo, sia a fini descrittivi, sia a fini di previsione, sono state già effettuate in Italia e in molti altri paesi (Stati Uniti, Giappone, America Latina, Europa Orientale, Francia, Olanda, Spagna, Belgio, ecc.). Il modello dell'analisi è, inoltre, adattabile anche allo studio delle interdipendenze economiche tra le varie regioni del territorio nazionale o tra le varie unità tecniche di grandi complessi industriali ed è particolarmente utile per la programmazione dello sviluppo economico delle aree depresse e dell'espansione di determinati settori industriali.
Quello che abbiamo appena detto ci fa capire la vacuità dei discorsi che vengono oggi fatti sulla crescita; per non parlare di quelli sull'occupazione e, in particolare, su quella giovanile che pone problemi che non possono essere risolti a suon di staffette generazionali, ma che richiede, prima di tutto, un nuovo rapporto scuola-lavoro, in un paese in cui avere un pezzo di carta è diventato un obbligo e i fiori corso rappresentano la maggioranza degli studenti universitari.
07:50 Scritto da hallet in teoria economica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crescita econiomica | OKNOtizie |
Facebook |
20/05/2013
GOVERNISSIMO
Caro Letta, così non va.
Non so dove e con chi abbia studiato economia politica, ma da quello che emerge suklle sue intenzioni risulta chiaro che non avrebbe preso nemmeno un misero 18, se avesse studiato con uno dei miei maestri.
Tra il possibile aumento Iva del 1 luglio, la scadenza Imu di giugno al netto dell'esclusione della prima casa e quella Tares a dicembre, potrebbe arrivare una batosta 2013 da 734 euro a famiglia. Lo calcola Federconsumatori, sommando i rincari per ogni singola imposta: 45-45 euro per la Tares, 207 euro per l'Iva, 480 euro medi per l'Imu.
L'ipotesi di aumento dell'Iva dal 1 luglio acuisce la situazione di crisi per il commercio al dettaglio e 26mila imprese del settore potrebbero scomparire entro fine anno. Lo afferma l'Ufficio studi Confcommercio rivedendo la previsione del saldo natalità-mortalità alla luce del possibile nuovo scatto dell'imposta sui consumi.
"Continuare a insistere, come avviene in questi giorni, che ci sarà un nuovo aumento dell'Iva dal 21 al 22% è francamente da irresponsabili". Lo affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e di Adusbef. "Non si è ancora capito che il potere di acquisto delle famiglie, ormai ridotto ai minimi storici, sta determinando un mercato in continua contrazione e recessione, con gravi ripercussioni sia sul benessere delle famiglie stesse che sulle imprese. Anche alla luce di altri aumenti quali prezzi e tariffe, vi sarà un'ulteriore riduzione del potere di acquisto, soprattutto a danno dei redditi fissi (lavoratori e pensionati). In uno scenario simile, aumentare l'Iva avrebbe una ricaduta impressionante e deleteria su un mercato già asfittico, facendo impennare ulteriormente prezzi e tariffe".
"Quel che è peggio - proseguono - è che ad aumentare non saranno solo i prodotti soggetti all'Iva al 22% peraltro il 70% del totale, ma, attraverso costi aggiuntivi a partire da quello fondamentale dei carburanti, incidendo sui costi di trasporto verranno ritoccati i prezzi di tutti i beni trasportati su gomma, in particolar modo i beni di largo consumo, nonché le tariffe praticate da artigiani e professionisti,oltre agli arrotondamenti che si verificheranno come sempre a sfavore delle famiglie Si può calcolare che l'aumento dell'Iva determinerà, con le motivazioni indicate, un'implementazione del tasso di inflazione di 0,6 - 0,7 punti percentuali, con una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone.
Così, caro Letta, non si va da nessuna parte; o, per meglio dire, si sporofonda nel baratro. Occorre intervenire altrimenti. Occorre un Piano di emergenza che trasferisca denaro dal settore finanziario a quello reale. Senza quel piano, l'economia non parte. Ella non può farsi promotore di un tale iano perché appartioene al partito del Monte dei Pashi, al partito che voleva una banca - parola di Fassino.
Occorre un piaano per trasformare il mondo della finanza, per fare della finanza uno strumento utile alla società e non solo utile ai gestori dei fondi di investimento. Occorre avere una visione del futuro. Ella non riesce a vedere oltre il prorpio naso. Perciò, sarebbe meglio per tutti che ella si dimettesse prima di combinare dei guai. Ella non è lo statista di cui abbiamo bisogno.
07:49 Scritto da hallet in politica italiana | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lettera a letta | OKNOtizie |
Facebook |
